La Cina è passione e follia

Avevo deciso di scrivere un articolo su qualcosa di concretamente legato alla cultura cinese ed alla sua lingua. Pensavo di scrivere qualcosa sul cibo ma ho deciso di rimandare. Alla fine sono tornata a riflettere sulle mie esperienze e che voglio continuare a condividerle.

La relazione con la Cina all’inizio della follia

Un passaggio sofferto al limite del traumatico è stata sicuramente la tesi della triennale. Ero arrivata all’ultimo anno e mi piaceva tutto. Volevo parlare di tutto e non riuscivo a scegliere. Ero così presa ed affascinata dalla cultura cinese che non riuscivo a dire: “è questo il mio argomento preferito!”.

Iniziò un periodo con tante idee che venivano fuori e poi affondavano nuovamente con la stessa rapidità: le festività erano interessanti ma troppi sceglievano quell’argomento. Così capii che la mia scelta doveva essere unica, speciale. Volevo stupire e sorprendere tutta la commissione e soprattutto me stessa, tirando fuori il classico coniglio dal cilindro.

La svolta della tesi sulla Cina

Un giorno mia mamma mi fece notare un seminario, presso la biblioteca San Giovanni di Pesaro. Era un incontro tenuto da Mario Cannella, che negli anni ’70 ha collaborato alla stesura del primo dizionario italiano-cinese. Presa dalla curiosità ma senza grandi speranze di ricevere qualche illuminazione decisi di andare a questo evento.

Cina

Mi ritrovai ad ascoltare un signore che appariva senza età, mi persi nel racconto della sua esperienza cinese. Di quando la moglie doveva accompagnare il figlio alle scuole elementari, delle abitudini strane che avevano i suoi colleghi cinesi, dell’auto scura che li portava e li andava a prendere mentre erano circondati da un nuvolo di biciclette.

Ero completamente affascinata e non riuscivo a smettere di pensare a quel racconto. Era di quello che volevo parlare, ma non potevo scrivere una tesi intitolata “Mario Cannella e le avventure cinesi”. Pochi giorni dopo, in università stavamo discutendo su quale dizionario era meglio adottare per superare cinese III. Vennero fuori diversi nomi: quello della Ca Foscari, della Hoepli ed uno nuovo scritto da Zanichelli. Non so come, ma questa discussione mi illuminò, avevo trovato il mio coniglio da estrarre dal cilindro. Confronterò due dizionari, il primo dizionario degli anni ’70 e l’ultimo degli anni 2000. In questo modo potevo confrontare come è cambiata la lingua attraverso i vocaboli, il loro significato e come è anche cambiata la cultura.

Ci vuole follia e preparazione

Riuscii a stilare un idea chiara e comprensibile e a trovare un relatore. Così cominciai a raccogliere testi attinenti da inserire nella bibliografia, manuali di lingua, i due dizionari in esame. Il lavoro iniziava a diventare divertente. Alla fine coinvolsi tutti i professori di lingua e letteratura. Ponevo continuamente domande su quale testo fosse più adatto, se potevano prestarmi i loro manuali perché nelle varie biblioteche non erano disponibili. Ovviamente dovevo inserire anche dei manuali sulla formazione della parole contemporanee. I professori iniziarono a propinarmi una marea di libri in cinese dicendo che essendo troppo contemporanei non si trovavano in inglese o italiano. Fu un periodo molto divertente quanto stancante. Credo mi portò anche ad una sorta di follia mentale. Infatti credo di aver sognato i testi che mi rincorrevano, ma nonostante tutto ero proprio piena di gioia nonostante la fatica.

Gli incontri/scontri che ho avuto

Alla mia tesi mancava solo il materiale sulle testimonianze della Cina degli anni ’70. Con un po’ di preoccupazione mi sono consultato con la relatrice.

La conclusione, quasi ironica, della mia relatrice fu: “Lucia, non ti preoccupare, cerca pure tranquillamente tutti i Mario Cannella che vivono in Italia sulle pagine bianche e chiamali tutti e quando lo trovi intervistalo. Se è vero che i call center possono permettersi di chiamarci a qualunque ora per chiederci le cose più disparate non capisco perché tu non lo possa fare!”.

Così “aprì le pagine bianche” e mi segnai tutti i numeri, fortunatamente solo una decina. Posso dire che è stata un’esperienza mistica. La diversità delle risposte fu incredibile. Ci furono quelli che mi mandarono tranquillamente a quel paese, quelli che pensavano che fosse uno scherzo telefonico, e qualcuno che non mi lasciava neppure il tempo di spiegare dicendo: “noi non vogliamo comprare niente!”. Per finire mi capitò anche una signora dolcissima che mi disse che suo marito se ne era andato da tempo. Questa signora tra l’altro mi richiamo qualche tempo dopo per sapere se avevo trovato chi cercavo.

Alla fine raggiunsi il Mario Cannella che cercavo. Dopo qualche difficoltà mi concesse una sorta di intervista nella quale mi consigliò anche un libro che si rivelò molto utile. Mi raccontò delle sue esperienze fantastiche. Mi disse di come i suoi colleghi costruirono la scansia che conteneva tutti i libri che consultavano. Delle innumerevoli difficoltà che aveva incontrato nello spiegare il significato delle parole e di quali esempi erano più adatti. Ad esempio la “donna cannone”, che i linguisti cinesi si ostinavano a descriverla come una donna alta e snella pensando alla figura del cannone.

Altre ricerche sono state più facili

Un’altra testimonianza importante fu quella della professoressa Lavigno Alessandra. Fu molto più facile contattare grazie all’email ufficiale della università. Mi spedì una vecchia intervista su quando insegnava in Cina.

Nell’intervista c’è un episodio molto curioso. Infatti racconta di quanto il marito non chiuse la bicicletta e gliela rubarono, così lei andò dai colleghi cinesi in università per sapere come muoversi. Nelle varie conversazioni nessuno nominò mai la parola “rubato” ed il caso si trasformò in un enorme questione politica.

Infine il contatto della professoressa Clara Bulfoni che si occupava di scrivere il dizionario per l’EXPO. Gentilmente mi lasciò del materiale a cui stava lavorando ancora inedito. Mi ritenni davvero tanto fortunata.

Cina

Un aneddoto esilarante e ricco di malintesi fu quando tentai di contattare la professoressa cinese che aveva collaborato alla stesura del dizionario della Zanichelli. Non so come, sono riuscita a scoprire che aveva lavorato con un università Milanese. Gentilmente mi lasciarono i contatti della professoressa, che nel frattempo era tornata in Cina. Alla fine le scrissi un’email. Non so per quale ragione mi ero fissata che essendo lei in Cina non parlava italiano e dovevo scriverle in cinese. La conclusione fu che lei capì che volevo essere inserita fra gli scrittori del libro. Fortunatamente dagli errori si impara. Così le scrissi nuovamente in italiano e alla fine molto gentilmente mi consigliò un articolo che aveva pubblicato in Italia.

La Cina è più di una scelta di lavoro

Capisco sempre di più chiunque scelga di studiare una lingua ed una cultura così lontane o diverse dalla propria. Questa scelta ti porta molto più lontano rispetto ai semplici motivi lavorativi che possono spronarti inizialmente. Quando si inizia ci si trova catapultati in un mondo parallelo ed incredibile dal quale non ci si riesce più a staccare e si desidera continuamente scoprirne un pezzetto in più. Questi tipi di studi sono una dipendenza della quale non si riesce a fare meno e diventano una vera e propria passione.

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